Papà | Piccoli gesti, grandi emozioni

Sono questi i momenti che voglio ricordare.

Non so se è mezzanotte, l’una o le due. Una volta messo a letto Peter, tutto si ferma. Il silenzio cala, il tempo rallenta e io mi gongolo tra divano e tv.

Poi, quando inizio a non distinguere più la realtà dal dormiveglia, suona la sirena del pompiere. Peter è a letto con la mamma e reclama il suo latte notturno, ahimè in bottiglia.
Pochi istanti e sono pronto con il biberon caldo ma non troppo, rapido come il barista della stazione. Entro come un ninja e nel buio, senza riferimenti né un’ottima memoria, gli faccio trovare il suo tesoro alimentare direttamente tra le mani.

Ormai io e Peter abbiamo un tacito accordo: sa che se vuole qualcosa, io gliel’ho già preparata e messa lì, dove lui la cerca.

Dopo lo spuntino, ebbro di latte e d’amore, mi crolla addosso e mi ammanetta le braccia attorno alla faccia. Ogni mio tentativo di fuga, per tornare al divano, è inutile. Appena mi muovo, lui mi richiama al dovere con una gnola. Da sirena dei pompieri ad antifurto intelligente.

E mentre siamo lì avvinghiati, succede qualcosa di magico.

Nel sonno Peter inizia a toccarmi la faccia, piano, con una delicatezza inusuale per le sue manine graffiose. Prima la bocca, il naso e poi le guancia. Mi accarezza la barba.
Per una volta non penso a cosa pensa, solo mi godo questo momento. Chissà quando mi capita di nuovo. Domattina, con la luce del sole, tornerà a strapparmi i peli con le unghie come un piccolo e silenzioso Silk-épil.

Poi, con un sospiro, Peter lascia cadere le braccia e crolla in un sonno più profondo.

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