Leggi | Dove finiscono le favole

  • Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo. (Gianni Rodari)

Le storie per bambini appartengono a un genere narrativo antichissimo. Per alcuni rappresentano addirittura la riproposizione letteraria degli antichi rituali di iniziazione alla vita adulta, quando i giovani venivano sottoposti a prove di coraggio e sopravvivenza per essere ammessi al mondo dei grandi.

Accadeva nelle società antiche, e più recentemente anche nelle collettività tribali africane e asiatiche: il passaggio dall’infanzia all’età della ragione era sempre segnato da una prova. Un elemento ben visibile nelle favole e nelle fiabe che tutti conosciamo: Cappuccetto Rosso che deve attraversare il bosco da sola, Hansel e Gretel che devono trovare il modo di sfuggire alla strega, Pollicino che viene abbandonato.

Tutti i protagonisti di queste storie devono, in un modo o nell’altro, superare uno o più ostacoli per avere il loro lieto fine.

La bellezza delle fiabe risiede proprio in queste situazioni che si ripetono, simili anche nei racconti che appartengono a civiltà diverse e lontanissime tra loro. C’è sempre un protagonista buono e ingenuo, un impedimento di qualsiasi natura che dà inizio alla vicenda, un antagonista malvagio e delle prove da superare. Uno schema che può essere applicato a tutte le storie, strutturato in modo capillare, con personaggi sempre unidimensionali e non ambivalenti (non buoni e cattivi allo stesso tempo, per intenderci), che rispettano schemi univoci e prevedibili di comportamento.

Le fiabe usano un linguaggio universale, capace di arrivare a tutti. Non raccontano solo una storia, ma raccontano soprattutto le emozioni che ci sono dentro: la possibilità di redimersi, il perdono, l’amore, il coraggio di perseguire un desiderio.

Ci parlano delle grandi tappe dell’esistenza umana, ci aiutano a organizzare i nostri valori di riferimento, a distinguere le emozioni buone da quelle che vorremmo allontanare, a capire che ogni azione ha una sua conseguenza, ma soprattutto, trasmettono un messaggio fondamentale: tutti gli ostacoli, tutte le avversità che la vita ci mette davanti, possono essere superati.

La finzione narrativa, costruita sempre a partire da problemi, conflitti, difficoltà d’ogni genere, ci insegna la lezione più vera di tutte: l’importanza di credere nel lieto fine.

È lì – in quel “vissero felici e contenti” – che gli esseri umani, da bambini, apprendono la dimensione del sogno e dell’incanto e sperimentano per la prima volta il valore della resilienza, l’importanza di andare al di sopra delle nostre possibilità.

È lì che si formano gli universi simbolici e i codici che ci permettono di tradurre la bellezza di certe porzioni di mondo. Ed è lì, che ho immaginato l’inizio di questa rubrica, in quel posto dove finiscono tutte le favole e comincia la vita vera.

LORENA SPAMPINATO FOR MOMSLOWCOST

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